MESSICO: Un ritratto della coraggiosa e tenace giornalista messicana Carmen Aristegui
Carmen Gray
Critico cinematografico freelance e collaboratore regolare di Modern Times Review.
Data di pubblicazione: 22 novembre 2019

«L'etica è un albero che porta frutti inutili.» È una frase usata nel regista messicano Di Julian Fanjul ultimo documentario Radio Silence per riassumere la filosofia popolare di opportunismo corrotto e amoralità radicata che è istituzionalizzata nel suo paese d'origine ad ogni livello della società. È una malattia del pensiero così pervasiva in quanto coloro che danno la vita in opposizione si distinguono ancora di più per la loro integrità e coraggio. Carmen Aristegui è una di queste figure e il fulcro del film. Il giornalista e conduttore radiofonico messicano è una voce di spicco dei media nella lotta contro un clima di paura prevalente che è stato imposto dai potenti per mettere a tacere qualsiasi resistenza al gioco disgustoso. Persino i cittadini mortificati vedono poche speranze in merito al fatto che si tratti di parlare delle ingiustizie, in una nazione in cui gli omicidi sono comunemente commessi con l'impunità e dove le forze dell'ordine sono spesso complici.

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Verità scomode

Aristegui è stata licenziata illegalmente dal suo programma radiofonico estremamente popolare presso il gruppo di rete MVS, finanziato in gran parte dal governo nel 2015, dopo aver riferito sullo «scandalo della casa bianca» che comportava l'acquisizione di una casa di lusso multimilionaria da parte del presidente Enrique Peña Nieto e di sua moglie in cambio per un lucroso contratto di treno proiettile. È stato denunciato come un caso di censura giornalistica dai suoi sostenitori, ma nessun'altra rete ha osato assumerla. La seguiamo mentre si prepara a lanciare il suo sito Web di notizie e il suo telegiornale online mattutino, in un'era in cui Internet ha reso logisticamente più facile il giornalismo indipendente, ma non meno rischioso per quelle rivelazioni di verità scomode.

Stile cartello

Lo «scandalo della casa bianca» non è l'unica rivelazione a rendere Aristegui una spina nel fianco di Peña Nieto. È un rappresentante del partito PRI, che ha detenuto il potere ininterrotto per 71 anni, dal secolo scorso fino al 2000 in una "pax mafiosa" (uno stato di relativa non violenza, in base al quale le autorità governative concordano di non interferire con le attività criminali) da presidente a presidente, fino a quando l'opposizione non acquistò potere e dichiarò guerra ai cartelli della droga, scatenando un'ondata orribile di violenza che rese i cittadini ostaggi nel loro stesso paese. Soprannominato la «TV ...


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