Letizia Battaglia non si è mai presentata come fotografa della mafia. Stava scattando foto di Palermo, dice, dove la mafia fa semplicemente parte della vita quotidiana e delle routine.
Francesca Borri
Giornalista e scrittore italiano. Lei contribuisce regolarmente a Modern Times Review.
Data di pubblicazione: 15 marzo 2019

Sparare alla mafia

Kim Longinotto

Niamh Fagan

Irlanda, Stati Uniti, 2018. 100 min

Letizia Battaglia ha iniziato a fotografare all'età di 10 anni, ma una delle fotografe più acclamate in Italia afferma di essere innanzitutto una persona e non una fotografa: «Sono una persona che scatta foto.»

Eppure Battaglia, nata nel 1935, non è solo per l'Italia una fotografa: lo è la fotografo - il fotografo della mafia. Negli archivi nazionali italiani, le sue foto che documentano le vittime della mafia sono uniche. Non sono foto ordinarie scattate da un fotografo dello staff di un giornale che sembrano scene del crimine dopo un omicidio. Sono genuini, rigidi, orribili. In effetti, le foto di Battaglia sono vere foto di guerra.

Quando si unisce al L'Ora - il quotidiano di Palermo - è il 1969, e nel Sicilia ci sono più di mille morti ogni anno. E a volte anche cinque, sette omicidi al giorno. È la Sicilia in cui Luciano Leggio, a lungo capo di Cosa Nostra, alla fine arrestato, entra in campo a testa alta: invertendo i ruoli e facendo sembrare i poliziotti dietro di lui i fuorilegge. È la Sicilia in cui Battaglia allestisce una mostra per le strade di Corleone nel cuore della mafia, strade che ti ricordano Libano: e si ritrova sola, mentre i passanti distolgono lo sguardo tutti spaventati.

«Se non abbattono i politici, è perché non ne hanno più bisogno.» - Letizia Battaglia

Passano vent'anni fino al 1992, quando il giudice Giovanni Falcone, il campione della lotta contro la mafia, viene ucciso. Il giudice Paolo Borsellino, il giudice con cui Falcone ha collaborato contro la mafia, è già in ospedale quando Falcone arriva in barella, sta morendo, e ai giornalisti Borsellino dice semplicemente: «Il mio incontro di oggi con lui è appena rinviato.» Borsellino verrà ucciso due mesi dopo.

I volti mutevoli della mafia italiana

Battaglia non si è mai presentata come fotografa della mafia. Perché stava scattando foto non della mafia, spiega, ma di Palermo. Palermo con tutte le sue contraddizioni, infiltrata dalla mafia e dal suo stato di cose. Le serate danzanti della nobiltà e dei bambini dei bassifondi - i bambini che si svegliavano senza dito, divorati dai topi - le luci e le ombre. Come nel suo ritratto più famoso, il ritratto di Rosaria Schifani - la vedova di una delle guardie del corpo di Falcone - che ...


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