MIGRANTI: Nel 2001, Fahed raggiunse il Regno Unito pieno di sogni. Entro il 2018 è sull'orlo di una crisi di mezza età.
Lauren Wissot
Lauren Wissot è critico cinematografico e giornalista statunitense, regista e programmatore, ed è collaboratore di entrambi
Data di pubblicazione: 23 ottobre 2019

#Karim Sayad's # Mio cugino inglese è un necessario controbilanciamento rispetto al dramma di profugoa tema di documenti degli ultimi anni. Sorprendentemente sorprendente nelle scelte registiche - a partire dall'apertura di un molo industriale impostato sul suono del classico lamento ska di The Specials per il settore manifatturiero un tempo vibrante del Regno Unito, Città fantasma - Il film di Sayad prende come soggetto non la difficile situazione del richiedente asilo di oggi che cerca di trovare la sua strada in un nuovo mondo straniero, ma la lotta di un immigrato di mezza età che lotta mentalmente per tornare a casa.

Una crisi (di sorta)

Il «cugino inglese» del regista (a titolo di Algeria) sta attraversando una sorta di crisi di mezza età. Fahed era arrivato nel Regno Unito 17 anni prima, illegalmente e inizialmente ridotto a dormire per strada. Negli anni successivi salì la scala dei colletti blu fino a un piccolo appartamento e un lavoro fisso, tagliando il cavolo e creando kabobs al Pizzo Centro. Ora, tuttavia, è a un bivio, soffre di ciò che le parole rosse su uno schermo nero riassumono sinteticamente come "La sindrome della vita di merda".

Infatti. La vita di Fahed sembra scorrere su un circuito estenuante e sempre più noioso, in stile Giorno della Marmotta. Sayad cattura suo cugino da solo a casa, mangiando svogliatamente la cena su un divano. Ritorna al telefono con un parente in Algeria, dorme qualche ora e poi si sveglia alle cinque e mezzo per lavoro. Risciacqua e ripeti. (Detto questo, vivendo nella città purtroppo appropriatamente chiamata di Grimsby, con le sue prospettive apparentemente deboli come quella di questo locale quasi morto, cosa ci si può aspettare di più?) Solo una volta possiamo intravedere la fidanzata di lunga data di questa panciuta un uomo il cui "sogno" si è trasformato in una lotta incessante, un ragazzo laborioso che ha fatto tutto il "diritto" per guadagnarsi il posto nel suo paese adottato - e ora non vuole altro che invertire la migrazione. La lontana bionda britannica è letteralmente seduta quasi fuori dal telaio in un'altra stanza. Non c'è da stupirsi che si siano separati prima della fine del primo «capitolo» del film.

«Eroi della classe operaia»

Nella seconda parte, incontriamo un Fahed appena single, ancora affettato da spiedini al Pizza Centro ma tornando a casa nell'appartamento che condivide ...


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